puc

I questi giorni a Pula uno degli argomenti caldi di discussione è stato sicuramente il PUC (Piano Urbanistico Comunale).

Su di esso in tanti hanno scritto, addetti ai lavori, politici, politicanti, tecnici, proprietari ed emissari vari. Insomma si è fatto un gran parlare. Io come tanti mi sono limitato a leggere, ma poichè mi ritengo uno spettatore privilegiato, rispetto ad altri, per avere vissuto direttamente le varie fasi di ciò che nei giorni scorsi è stato sottoposto all’approvazione del Consiglio Comunale, volevo portare un contributo alla discussione che sono certo durerà ancora per molto tempo.

PPR, VAS, beni paesaggistici, zonizzazioni, beni identitari etc. etc. etc. tutte definizioni che richiedono una conoscenza e una preparazione sulla materia che necessitano di tempo per poter essere assimilati.

Un’amministratore, soprattutto chi è alle prime armi si trova disorientato di fronte alla mole di documentazione da predisporre per l’analisi di un piano urbanistico comunale, ragione per la quale spesso sono pochi all’interno di una compagine amministrativa che riescono a percepire e comprendere realmente la portata di un lavoro di questo tipo.

Non starò qui a tediarvi su tecnicismi che non sarei in grado di spiegare ma semplicemente per portare la mia esperienza di amministratore sul processo decisionale che mi ha interessato nei dieci in cui ho avuto l’opportunità di affrontare la discussione e la predisposizone del piano urbanistico comunale di Pula.

Non dimentico che da quando ho avuto l’interesse di avvicinarmi alle vicende che interessano la vita pubblica e amministrativa del mio paese che il PUC è sempre stato uno degli argomenti che tenevano banco nelle discussioni, dal bar al supermercato, dal bancone della macelleria alla poltrona del barbiere, da tutti, dai cittadini più semplici ai “signorotti locali” e nei tavoli della politica locale.

Il PUC ha da sempre rappresentato uno degli elementi cardine, il punto di forza di tutti i programmi elettorali.

Ogni programma che si rispetti ha avuto il PUC tra gli obiettivi primari, purtroppo spesso è stato causa di litigi interni, di crisi e uscite dalla maggioranza che in alcuni casi hanno anche portato alla caduta dell’amministrazione.

Contrasti spesso mascherati da interessi generali e da visioni differenti sullo sviluppo urbanistico ma in realtà in molti casi riconducibili a becere difese di interessi personali o di persone vicine.

Ricordo le innumerevoli riunioni di maggioranza e le discussioni con i tecnici per trovare un punto di incontro sulle esigenze e le visioni che ciascuno di noi aveva sullo sviluppo di Pula e le limitazioni e le prescrizioni che le norme imponevano.

Non dimentichiamo che durante la nostra legislatura siamo incappati nel famigerato PPR (Piano Paesaggistico Regionale) quello che garantiva una conservazione integrale delle nostre coste, almeno entro i 300 metri dal mare.

Naturalmente è innegabile che ci siano pressioni intorno ai consiglieri comunali ma devo essere sincero in tutti i miei dieci anni di amministrazione non ho mai ricevuto nessun tipo di pressione o raccomandazione affinchè mi prodigassi per sensibilizzare questa o quella zona in determinate direzioni.

Le interlocuzioni sono state numerose così come gli scambi di opinione ma sembra rispettose dei rispettivi ruoli.

Non voglio esprimere giudizi sul PUC approvato l’altro giorno ma avendo avuto la possibilità di visionare gli atti, mi è sembrato fin dall’inizio che si sia trattato del documento elaborato dall’amministrazione di cui ho fatto parte. Ho letto la relazione urbanistica e mi sembra sostanzialmente identica. Seppur vero che sono state apportate delle modifiche ma è altrettanto vero che non si comprende dove sono allocabili le volumetrie che sono state sottrate e che lascerebbero intendere un orientamento differente rispetto a quello tracciato dalla “nostra” amministrazione.

Poiché non esiste traccia nemmeno nelle relazioni allegate al Piano è opportuno attendere le “future” e “annunciate” varianti per capire la direzione e gli obiettivi di sviluppo che l’attuale amministrazione intende seguire.

Vorrei sottolineare però una cosa che non è di poco conto.

Su molte scelte che sono state effettuate ci sono ragioni che non sono isolate ma che sono riconducibili alla necessità di “aggiustare” (passatemi il termine) errori e storture del passato.

Non è mio costume tirare in ballo chi prima di noi ci ha preceduto ma su alcune scelte il riferimento è inevitabile.

Mi riferisco ad esempio alla Zona C che nell’impostazione del PUC targato Cabasino avrebbe dovuto creare un collegamento con la lott.ne Mulvoni.

La scelta di destinare quelle aree a zona C è stata imposta dall’organo regionale che ha ritenuto (giustamente) di dover imporre il collegamento di quell’agglomerato urbano con il resto del Paese e pertanto il fatto che i proprietari fossero legati da vincoli parentali con un esponente di quell’amministrazione rappresenta una semplice e singolare coincidenza.

Piuttosto ci sarebbe da chiedersi la ragione per la quale in passato si è scelto di fare sviluppare il nostro paese verso Sarroch piuttosto che verso Nora come tutti oggi rivendicano. Gli errori del passato si pagano e noi gli abbiamo pagati cercando di porvi rimedio per salvaguardare l’approvazione generale di un Piano che certamente non ci soddisfava al 100% ma che comunque rappresentava anche per noi un punto di partenza per dotare “finalmente” dopo 30 anni il territorio di uno strumento urbanistico per dare risposte a tanti che lo aspettavano e creare le condizioni per risollevare un settore da tempo in crisi.

Non parliamo poi delle c.d. Zone F a destinazione turistica che sono state “recuperate” grazie ad una diversa dimostrazione rispetto al calcolo ricavabile dalle norme che paradossalmente dalle risultanze derivava che nelle zone F costiere del Comune di Pula vi fossero ubicate più volumetrie di quelle spettanti.

Con l’ausilio dei tecnici sia comunali ma in particolare grazie alla caparbietà di alcuni di noi, più tecnici degli altri, siamo riusciti a far prevalere quel “salvo diversa dimostrazione”, previsto dalle stesse norme, che ha consentito di ottenere nuovi volumi che adesso “inspiegabilmente” sono stati sottratti.

Mi sarei aspettato più coraggio e una diversa collocazione, legittima e più che comprensibile, ma una sottrazione mi ha lasciato sinceramente perplesso.

Sul porto e sulla sua riduzione ci sarebbe da aprire un capitolo a parte, Pula e il porto sono una storia infinita, se ne parla più o meno da quando si parla di PUC se non prima.

Avendo ricoperto anche l’incarico di Assessore al Turismo la questione porto mi sta particolarmente a cuore. Sono da sempre stato convinto che il porto per Pula rappresenti una scelta strategica, una scelta che ci aprirebbe le porte a mercati turistici al momento fuori dalla nostra portata e che ci farebbero fare quel salto di qualità da tempo auspicato.

Questo a prescindere da dove si sceglie di ubicarlo, la cui discussione mi sembra quella di chi ancora non ha comprato la macchina ma già litiga sulla scelta del modello di stereo da installare.

Vi segnalo un solo dato per significare l’importanza per Pula di avere un porto turistico. Una indagine del corriere della sera di qualche anno fa ha stabilito che un’imbarcazione di 20 metri, i c.d. grandi yacht lasciano ogni anno una scia di ricaduta economica sul territorio in cui insiste il porto pari al 10% del loro valore. Fatevi due conti e capirete l’opportunità che rappresenta. Il fatto di averlo dimezzato non mi sembra un’idea lungimirante.

Mi permetto di fare notare agli amici che oggi si trovano nei banchi della maggioranza che forse il PUC che è stato approvato in questi giorni, poteva essere approvato prima, durante questi 15 mesi. Non mi sembra s’intraveda quell’impronta di rottura netta con il disegno precedente che ha richiesto tutto questo lasso di tempo. Le modifiche che sono state apportate se consideriamo che l’incarico ai professionisti è avvenuto meno di 60 giorni fa è comprensibile che in un lasso di tempo simile si sarebbe potuto approvare anche durante questi 15 mesi.

Sono certo che oggi il comune avrebbe lo strumento urbanistico in vigore e l’amminstrazione avrebbe potuto impiegare questo tempo per predisporre quelle varianti che sono state annunciate, risparmiando tempo e denaro.

Ad ogni modo, dopo 30 anni e più il Comune finalmente potrebbe avere nel giro di qualche mese uno strumento operativo di grande importanza per il futuro sviluppo del territorio del quale si spera ci siano più benefici che limitazioni.

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