Palmeto di Nora

[dropcap]P[/dropcap]eriodicamente numerosi Cittadini e la stampa focalizzano le attenzioni sul degrado del palmeto di Nora. Di qui la necessità di far conoscere la vera realtà dei fatti, ovvero quanto è stato fatto per intervenire sul “palmeto di Nora”, e le motivazioni del perché sono state fatte determinate scelte piuttosto che altre. Negli uffici del Comune è disponibile un ampio riscontro di tutte le iniziative adottate. Per la cronologia riprenderò un post già pubblicato perché ben circostanziato nelle date e nelle procedure adottate dal Comune.

Il Comune di Pula, tra i primi centri isolani così diffusamente interessati dall’infestazione del coleottero, ha tutto un trascorso che l’ha visto sempre protagonista a livello provinciale e regionale. [highlight bgcolor=”#eeee22″]Ci sono non meno di 50 comunicazioni interlocutorie[/highlight], le prime risalenti al 2007, inviate agli Enti, agli Assessorati Regionali competenti (Ambiente e Agricoltura), alla Provincia, all’Agenzia Laore, all’Ente Foreste e ad altri enti.

Tra l’altro, il sottoscritto, allora anche Consigliere Provinciale, sensibilizzò la Provincia con un’interrogazione e promosse un incontro a Pula dove partecipò, tra gli altri, l’Assessore e alcuni componenti della “Commissione Ambiente” della Provincia di Cagliari.

Dopo anni di assordante silenzio da parte degli Enti coinvolti, venne avviata una collaborazione con l’Ente Foreste che mandò operai e mezzi e incominciò ad intervenire con il taglio delle palme infestate in quanto la “direttiva fitosanitaria” nazionale e regionale di allora prevedeva di creare il vuoto biologico per contrastare la diffusione del parassita. La campagna di eradicazione non ebbe, purtroppo, nessun risultato apprezzabile perché ormai tutto il territorio era disseminato di focolai di alberi infestati. Inoltre, nella direttiva rimanevano esclusi dall’intervento i privati che dovevano abbattere e smaltire le palme autonomamente, con un costo (tra abbattimento, trasporto e smaltimento) di circa 1.500,00 euro e con l’aggiunta di una scoraggiante burocrazia (ogni commento a tal proposito è superfluo).

Dopo avere abbattuto alcune piante del patrimonio pubblico, con l’approssimarsi della stagione antincendio, l’Ente Foreste non diede più la disponibilità del personale e dei mezzi che vennero nuovamente impiegati nei compiti istituzionali dell’Ente. Dopo il primo anno la collaborazione tra Comune di Pula ed Ente Foreste non venne più attivata per mancanza di personale. Stiamo parlando del 2010, a distanza di circa 4 anni dal momento in cui il Comune sollevò il problema in tutte le sedi possibili e immaginabili (vedasi documentazione è tutta agli atti dell’archivio del Comune). In tutto questo tempo, anche perché il problema interessava pochissimi Comuni della Sardegna, oltre alle circolari e le promesse, non è intervenne nessuno con atti concreti.
Intanto il punteruolo si propagava in maniera esponenziale. Purtroppo, tutti soldi sino ad allora spesi per l’eradicazione non conseguirono i risultati attesi. Da parte del Comune, con propri mezzi e con l’aiuto dei tecnici dell’’Agenzia Laore” impiegati a Pula, si tentarono degli interventi curativi. Si trattarono le palme presenti in via Lamarmora e alcune nel palmeto di Nora, purtroppo invano. Quando si parla di trattamenti fitosanitari, dobbiamo precisare che tutti i farmaci utilizzati devono essere certificati dalla Asl che è giustamente molto attenta nel valutare gli aspetti riconducibili alla tossicità delle sostanze impiegate, in particolar modo quanto queste sono utilizzate in spazi pubblici. Alcuni trattamenti fatti da privati, anche con successo, di cui è comparsa notizia negli organi di stampa, non possono essere effettuati su aree pubbliche dovendosi scrupolosamente rispettare i protocolli ufficiali. In poche parole, i trattamenti eventualmente programmati dal Comune non possono utilizzare fitofarmaci in maniera arbitraria, anche se presenti regolarmente nel mercato.
Quando l’attuale Amministrazione si è voluta cimentare nell’improduttiva battaglia del salvataggio del palmeto si è data grande enfasi ai “presidi” trovati in magazzino del Comune, ma anche questa “scoperta”avrebbe avuto la giusta interpretazione se qualcuno avesse avuto la pazienza e l’umiltà di chiedere o leggere i documenti presenti in Comune.

I fatti sono riconducibili alla delibera della Giunta Regionale della campagna di eradicazione 2011-2013 (quando i buoi erano ormai scappati, perché la maggior parte delle palme del territorio erano infette). Il Comune in un primo tempo aderì a questa iniziativa con entusiasmo, per poi ricredersi una volta analizzati i costi e le prospettive. Anzitutto c’è da precisare che la risorsa messa a disposizione per tutta la Regione era di appena 415.000,00 euro.

Tra l’altro, compresa in questa cifra, facevano parte; la mappatura, il monitoraggio, la sensibilizzazione e divulgazione delle problematiche , ecc… (già l’esiguità della cifra fa intuire la misura dell’intervento). Poi, da un punto di vista pratico, la Regione, per tramite della Provincia, dava i presidi per il trattamento (pompe per infusione e trappole) e l’assistenza tecnica per istruire gli operai del Comune che avrebbero dovuto agire in piena autonomia, più un supporto saltuario dei tecnici della Provincia.

L’Ufficio Tecnico Comunale calcolò che per circa 260 palme interessate dovevano essere impiegati dai due ai tre operai perché, allora, con la quantità di pompe fornite per infusione , sarebbe occorso circa mezzora per il trattamento di ogni palma. Considerato che l’organico della “Soc. Pula Servizi” è composto da meno di 10 unità (le quali, tra indisponibilità per ferie e malattia, molto spesso ha dei numeri ulteriormente ridotti), si deduce che la quantità di personale già allora era già palesemente insufficiente per la manutenzione quotidiana del patrimonio comunale.

Con questi numeri, l’Amministrazione ritenne impensabile “distaccare” questi operai per assegnarli a questo lavoro, per abbandonare le altre innumerevoli incombenze cui il comune quotidianamente necessita. Si decise, tuttavia, di dare un incarico a una ditta esterna.

Il preventivo delle due ditte che parteciparono alla gara era di circa 90.000,00 euro all’anno, da ripetersi “a vita”, per un lavoro che, peraltro, non avrebbe portato alla eradicazione dell’insetto ma limitatamente al contrasto della diffusione. Tra l’altro, nell’analisi del progetto con i tecnici della Provincia e della ASL, si evidenziarono anche altri inconvenienti non di poco conto: tutte le volte che dovevano essere fatti i trattamenti per irrorazione, per disposizione della Asl, l’area doveva essere interdetta alla presenza antropica e animale.

Una disposizione che avrebbe potuto comportare effetti devastanti sulle attività produttive presenti nell’area. E’ noto che nell’area di Nora sono presenti diverse attività commerciali: il Bar-Ristorante “Nora Beach Palm”, fino al 2013 era aperto anche “l’ Approdo”, la “laguna di Nora”, l’area archeologica. Inoltre si sarebbero interdetti anche i parcheggi.
Considerato il costo, i disagi aggiuntivi e l’impossibilità di avere un risultato certo, l’Amministrazione optò per un’altra scelta, anche considerando che, comunque, le palme sarebbero state delle piante continuamene sotto cura e sotto minaccia dal “punteruolo rosso”.

Si prese la decisione di riconvertire il palmento in un giardino attrezzato con essenze mediterranee. Si contattò l’Ente Foreste per un supporto tecnico e per la fornitura delle essenze e si incaricò un architetto che predispose un progetto in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica. Il progetto partiva dallo studio dei pollini trovati nelle sepolture e depositati nelle rovine dell’area archeologica per individuare le piante storiche autoctone. Inoltre venivano individuate delle aree di intrattenimento per bambini e per gli adulti e messe in evidenza e valorizzate le residue tracce del percorso dell’acquedotto romano.
Ci tengo ad evidenziare che l’Amministrazione precedente, non era rimasta con le mani in mano, si era fatta parte attiva, aveva fatto le sue valutazioni e le sue scelte. Un impegno che scaturiva dalla consapevolezza del nostro patrimonio storico e paesaggistico è riconducibile anche alla la presenza di palme nel nostro territorio.

Il progetto del c.d. “waterfront” di Nora, dovrebbe essere noto, essendo depositato presso l’Ufficio Lavori Pubblici, in attesa di completare l’iter amministrativo. In questo progetto fa parte la valorizzazione di alcuni gruppi di palme residue che si dovrebbero integrare con le nuove essenze. Un progetto quanto mai attuale che ha vinto il prestigioso premio internazionale “Young Italian Talents Architets 2014”, concorrente al festival dell’architettura “Pugliarch” di Bari con i progetti “Parco Is Iscas”, il “Centro di Convergenza” e il “waterfront di Nora”, tra l’altro, il progetto proprio in questi giorni è in valutazione con buone possibilità per un secondo premio. Di Pula e della riconversione e riqualificazione del palmeto di Nora si è parlato in un contesto internazionale qualificato, purtroppo, dobbiamo prendere atto che, inspiegabilmente, nonostante questo premio dia prestigio anche alla nostra cittadina, nelle pagine istituzionali non se ne parla, forse si è stabilita una scala di priorità sulle notizie da rendere pubbliche e questa è finita in coda o, forse, viene giudicata priva di interesse per i Cittadini.

A prescindere dai correttivi che legittimamente l’Amministrazione vorrà apportare, non sarebbe un’eresia e sono sicuro non intaccherebbe il prestigio di nessuno se il progetto si valutasse con obiettività e senza preconcetti e poi si facesse conoscere ai Cittadini. Bisogna sempre tener conto che il progetto è stato commissionato all’architetto dal Comune e, aspetto da non sottovalutare, con soldi pubblici.
Sono convinto che se si fossero analizzate le carte con serenità e senza l’alone di pregiudizio, perché il progetto è riconducibile all’operato dei precedenti amministratori, non si sarebbe perso tutto questo tempo, forse il percorso di riqualificazione e riconversione con essenze diverse sarebbe stato già in una fase avanzata. Di questo, oggi ne sono convinto più di prima, nel recente articolo sull’Unione Sarda hanno espresso il loro autorevole parere agronomi ed esperti del settore, purtroppo, non lasciano spazi a speranze se non al prezzo di costi elevatissimi e con il risultato di avere sempre delle pinte fragili e bisognose di continue e costose cure preventive.

Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti; le palme di villa Devoto a Cagliari sede del Governatore, le palme dei vivai di Pula e Capoterra, quelle di piazza Deffenu a Cagliari già curate e certo non in condizioni floride e poi, si potrebbero fare tanti altri esempi. Un altro aspetto che è più che altro una curiosità, ma che tuttavia ci deve indurre a riflettere è il seguente: come mai le palme di “monte Claro”, una delle sedi della Provincia di Cagliari, uffici dai quali vengono i tecnici per curare le palme, sono per la maggior parte già morte, abbattute e smaltite.
A Pula, invece, a mio avviso si è solo perso tempo, è un po’ presi dal l’entusiasmo post elettorale, un po’ per cercare di sminuire ed evidenziare le carenze della precedente Amministrazione ci si è lasciati influenzare da chi dall’esterno, oggi, quando il danno è ormai irrimediabile, propone soluzioni miracolose dimenticando che, quando l’Amministrazione chiedeva aiuto e si poteva fare ancora qualcosa, da parte di questi enti c’era solo silenzio.

Oggi il degrado dell’area del palmeto di Nora è sotto gli occhi di tutti, non aggiungo altro, perché la descrizione è stata fatta con dovizia di particolari; dal Consigliere Pittaluga, dall’amico Carlo Astianatte su facebook e da quanti hanno dato il loro contributo alla discussione sui Social Network. Se non si agisce nell’immediato, se non si prende atto della realtà si rischia che, la cura delle piante annunciata come rimedio salvifico, alla fine, sortisca il risultato di svelarsi peggio della malattia. Per i tempi dettati dalla burocrazia, dove in un’area sensibile, per legge, dobbiamo consultare almeno 10 enti, sappiamo che l’estate è alle porte e se non si agisce nell’immediato si rischia di offrire ai turisti veramente un triste spettacolo e allora per l’Amministrazione diventerà difficile trovare giustificazioni plausibili.

Anche il mio vuole essere un contributo per animare il dibattito e stimolare possibili soluzioni con la speranza che ci possano essere dei ripensamenti sul progetto di recupero delle palme, come pure mi auguro ci possa essere una serena valutazione del progetto lasciato dalla precedente Amministrazione.

Non voglio, invece, entrare nel merito sull’incisività dell’attuale minoranza. Il ruolo dell’opposizione è un ruolo di controllo previsto dalla legge e fondamentale in una democrazia compiuta. In tanti anni in cui ho occupato questo difficile ruolo in Comune e in Provincia, ricordo sempre questo periodo pieno di quotidiani impegni e sacrifici in cui il mio unico obiettivo era quello di rispondere ai tanti Cittadini che mi avevano dato con il voto la loro fiducia. Proprio per il riconoscimento di questo impegno ho avuto la possibilità di ricandidarmi e di essere eletto Sindaco per due mandati consecutivi.

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Nato a Sarroch (CA) il 06/06/53 Professione: Medico, Sindaco del Comune di Pula dal 2004 al 2014, Consigliere Comunale dal 2002 al 2003, Assessore ai Servizi Sociali e V.Sindaco dal 1997 al 2002, Consigliere Provinciale dal 2005 al 2010

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