Durante la mia esperienza nel turismo che nasce nella Pro Loco nel lontano 1995 ho avuto modo di studiare e approfondire il mercato turistico le sue modifiche e le sue evoluzioni, confrontandomi con gente che ne sa certamente più di me, partecipando ad incontri, seminari , corsi e confrontandomi costantemente, cercando dove possibile di individuare gli elementi attraverso i quali Pula potesse continuare a mantenere l’appeal che negli anni ha saputo conquistarsi.

Durante il mio mandato di assessore ho cercato di iniziare un percorso che con fatica ha cercato di muovere i primi passi per connotare Pula come destinazione turistica a 360° che non fosse riconducibile solamente ai confini territoriali ma che fosse espressione di un territorio più ampio e capace di rappresentare una varietà di offerta e di servizi, il che non significa sminuire il nome di Pula ma anzi di rafforzarlo con il contributo di altre “risorse”.

Non è stata un’azione facile, sopratutto per il superamento di certi retaggi culturali tipici di noi sardi, che si chiama individualismo.

Piano piano, però, a piccoli passi siamo riusciti se non altro a far dialogare gli attori del territorio che è stato di per se un grande risultato.

Voi penserete che 10 anni per raggiungere questo risultato siano stati forse un pò troppi, certamente anche io mi sarei atteso ben altre reazioni parte del territorio anche se in realtà gli obiettivi che abbiamo raggiunto son ben altri, ma al momento non starò qui a tediarvi con questo.

Quello che mi spinge a scrivere queste riflessioni è il fatto che comunque tutto parte dalla considerazione e dalla consapevolezza, almeno la mia, che Pula non è mai stata e non è una DESTINAZIONE TURISTICA COMPIUTA.

E’ un’affermazione che a qualcuno farà storcere il naso, ma cercherò di spiegarmi meglio per farvi capire cosa intendo per “Destinazione Turistica” e come si dovrebbe costruire.

Risorse, infrastrutture e servizi sono gli elementi senza i quali non esiste unadestinazione turistica.

Pula ha un’offerta monoprodotto.

Spesso sento affermare che i turisti si portano tutto da casa, non spendono nemmeno un euro,ciò significa che evidentemente non hanno trovato nulla di ciò che interessa loro, vuol dire che Pula non riesce a trasformare il visitatore in cliente e quindi la responsabilità forse è da attribuire all’offerta e non alla scarsa disponibilità del turista.

Manca una strategia della destinazione.

Nella grande distribuzione e nei supermercati in generale questa cosa l’hanno capita tanto tempo fa, la disposizione dei prodotti sugli scaffali è accuratamente studiata per costringere il consumatore ad effettuare alcune scelte piuttosto che altre. Capita così che le cose che si vogliono vendere sono quelle ad altezza degli occhi mentre quelle che si vendono di meno sono quelle collocate in basso e che pertanto costringono ad inchinarsi per poterle vedere.

Lo stesso ragionamento si potrebbe applicare anche al turismo.

Pula ha tante cose da poter mostrare, tanti elementi di interesse per un potenziale turista, si tratta solo di mettergliele davanti agli occhi.

Pula ha perciò bisogno di un manager della destinazione, uno che organizza le risorse del territorio e le mette a sistema per farle diventare prodotto turistico.

L’informazione viene ancora oggi veicolata con strumenti “obsoleti” come guide, cartine, opuscoli, depliant che sono si importanti ma che presuppongo un atteggiamento attivo da parte del turista che deve andare a cercarseli, leggerli e valutare quello che vuole vedere.

Una soluzione alternativa potrebbe essere ad esempio l’introduzione di una card che Pula non ha mai avuto.

Con questo strumento ad esempio si possono introdurre più servizi, dietro la corresponsione di un prezzo ma anche gratuitamente, attraverso la quale andando in giro il turista scopre ciò che vogliamo che lui scopra.

Il turista oggigiorno è cambiato, fonda la sua motivazione di viaggio attraverso il c.d. value for money e cioè cercando un corretto rapporto fra quello che spende e la qualità dei servizi che ottiene in cambio, ma sopratutto vuole il soddisfacimento del suo tempo, in pratica vuole stare bene.

Se una lampadina si fulmina si può facilmente rimediare sostituendola ma se un viaggio programmato con determinate aspettative che vengono disattese si trasforma in una delusione non c’è alcuna possibilità di rimedio, il tempo sprecato, le attese deluse non possono trovare sostituzione.

Quello che conta perciò è l’attenzione alle sue esigenze, bisogna mettersi nei suoi panni e fare in modo di pensare alla sua soddisfazione.

Il turista vuole stare bene, vuole fare esperienze e riempire il suo serbatoio di conoscenze, che non si esaurisce con la vista al sito archeologico di Nora piuttosto che al Museo Patroni, ma che può trovare soddisfazione nelle attività più diverse, dalla visita ad un’azienda agricola, alla possibilità di vedere il lavoro degli artigiani, all’offerta enogastronomica, all’incontro, sotto varie forme, con la cultura locale.

Pula per molto tempo ha gestito con pigrizia l’organizzazione dell’offerta turistica, avendo nel territorio alcuni elementi di indubbia attrazione, come il sito archeologico di Nora, il Museo, paesaggi naturali di straordinaria bellezza e cosi via.

Questa situazione ha creato però il rovescio della medaglia costituito dal fatto che poco o nulla si è fatto per aggiungere altri elementi di interesse per il visitatore. L’amministrazione comunale ha avuto da sempre l’handicap di non avere una struttura al servizio del turismo, fatta eccezione per quella amministrativa ma che nulla ha a che vedere con la creazione di una destinazione turistica, che presuppone ben altre professionalità purtroppo assenti nel nostro comune.

Il problema naturalmente non è solo di Pula ma è estensibile a tutta la Sardegna.

Le mete turistiche per i viaggiatori sono molteplici, Pula potrebbe essere definita in diversi modi.

Potrebbe essere una meta finale, cioè una di quelle che costituiscono lo scopo del viaggio, oppure una meta di transito, cioè quella da cui si deve passare per andare altrove.

Sicuramente è anche fortemente condizionata come destinazione di sole e mare e quindi “monoprodotto”, tuttavia oggi le nuove destinazioni da conoscere ed esplorare sono le mete uniche, dove il turista cerca nuove esperienze.

Spesso si tratta di esperienze di turismo ecologico o di vacanza attiva e noi abbiamo tutte le carte in regola per poterlo essere.

L’esigenza di costruire un PRODOTTO TURISTICO

la vendita di Pula come destinazione turistica dovrebbe essere predisposta e comunicata in modo adeguato e cioè la vendita della destinazione è la vendita di un contenitore che se non ha prodotto, se non ha offerta al suo interno vale zero.

Ma il prodotto come si costruisce ??

La prima cosa da fare senz’altro è quello di definire il target al quale ci si vuole rivolgere.

Se ad esempio il pubblico al quale ci si vuole rivolgere è quello familiare si deve sapere cosa vuole e come si muove questo target. Intanto c’è da chiarire che non si tratta di un mercato unico in quanto le esigenze di una famiglia costituita da due giovani appena sposati sono certamente differenti rispetto a quella con figli, che è a sua volta diversa da quella che ha figli adolescenti rispetto a quella che ha figli piccoli e cosi via.

Poi bisognerebbe conoscere come si comportano le destinazioni concorrenti.

La costruzione di un prodotto turistico non può prescindere però da un attenta analisi dei vincoli che potrebbero condizionare la possibilità di predisporre ciò che si è progettato.

Spesso di tratta di vincoli di tipo ambientale, nel senso che la proposta deve essere coerente con quello che è il contesto in cui è inserito.

Poi ci sono vincoli di carattere economico-sociale, l’ambiente umano e culturale condiziona la possibilità di esprimere un’offerta piuttosto che un’altra.

La definizione degli obiettivi che il prodotto si prefigge è un altro elemento essenziale. Ovviamente questi obiettivi vanno definiti in un intervallo temporale per valutare il funzionamento di ciò che si è costruito e per verificare la validità del prodotto stesso.

Una volta definiti gli obiettivi il prodotto va posizionato sul mercato, va adottata una politica di marketing efficace e infine si arriva alla fase più delicata che è quella di organizzare la destinazione.

L’attivazione di questa fase costituisce quello che si potrebbe definire l’anima dell’attività della DMO (Destination Management Organization) che è quella di portare il prodotto nel mercato. L’offerta deve essere coerente con il mercato al quale si rivolge. Sarebbe sciocco oltreché inutile cercare di conquistare un mercato costituito dalla famiglia media se poi le camere degli alberghi non sono adatte a questo target.

Quello che deve fare la DMO è quello di fare sistema e Pula ha bisogno di questo: fare sistema.

Ovviamente questo percorso non può essere improvvisato ne lasciato al caso.

Ci vuole personale preparato che curi i dettagli e predisponga le azioni che sopra richiamate.

In mancanza di ciò, si cade nell’errore in cui si è caduti in tutti questi anni. Cioè: una politica turistica senza obiettivi, senza strategia alcuna.

Ci tengo a precisare che non si tratta di un “je accuse”, mi prendo anche io la mia dose di responsabilità e faccio perciò tesoro della mia esperienza, ma proprio per questo però sono anche consapevole di quello che servirebbe e che in qualche modo ho cercato di dare vita, rammaricandomi però che in questi due anni non sia stato colto alcun elemento per poter continuare quel lavoro iniziato tanti anni fa.

L’accoglienza, la promozione, il coordinamento dei servizi devono essere studiati in modo organizzato e professionale.

La formazione è un elemento fondamentale e deve interessare soprattutto i fornitori di servizi.

La destinazione è un contenitore, l’albergatore, per quanto bravo, non avrebbe lavoro se intorno al suo albergo non fosse offerto nulla. Gli operatori turistici devono rendersi conto dell’ambiente nel quale sono inseriti e imparare ad interagire con esso, per il bene di tutto il sistema, se vuole essere considerato tale.

Non dimentichiamo infine i “locals” o residenti che costituiscono un elemento fondamentale dell’offerta.

Loro vanno adeguatamente sensibilizzati.

I cittadini Pulesi devono capire che sono parte del sistema dell’offerta turistica e che sono loro stessi un elemento di attrazione.

I turisti, infatti, guardano prima di tutto la gente, notano il modo di fare, vedono se sono disponibili o supponenti, se nei confronti del turista hanno un atteggiamento di aiuto, di complicità o di ostilità.

Il cittadino deve ricordare che il turista costituisce una ricchezza per Pula: porta, direttamente o indirettamente euro nelle sue tasche, soldi che prima a Pula non c’erano.

Una destinazione nella quale i cittadini assumono un atteggiamento scostante o addirittura ostile nei confronti del turista non può avere un futuro.

Il turismo è il settore che genera il più ampio e maggiore indotto, che proprio per la natura del consumo che genera da lavoro e ricchezza all’intera collettività.

Ed è proprio partendo da questa consapevolezza che bisognerebbe attivare un’efficace politica territoriale di sviluppo turistico dove l’amministrazione costituisca il motore pulsante e di stimolo.

Il territorio deve crescere all’unisono, facendo maturare in tutti gli attori la consapevolezza dell’importanza del turismo.

L’amministrazione comunale che con la tassa di soggiorno dispone di sufficienti risorse per mettere in campo una serie di azioni, concrete e ambiziose per fare diventare finalmente Pula una destinazione turistica moderna.

Uno strumento di grande importanza potrebbe essere quello di organizzare durante la stagione autunno/inverno alcune “giornate tecniche”, nel corso delle quali gli operatori vengono invitati ad incontrare esperti ma soprattutto per incontrarsi e confrontarsi su problematiche comune e in definitiva fare sistema.

Per rendere possibile ciò è necessario però superare un ostacolo non facile, di tipo soggettivo ma purtroppo molto presente e cioè: spesso l’imprenditore, specie se piccolo, si sente sminuito se partecipa ad un’attività di aggiornamento, teme che i suoi colleghi/concorrenti lo giudichino una persona impreparata, insicura, tanto da sentire la necessità di aggiornarsi.

Ecco perché a Pula è necessaria la figura del destination manager che è colui che dovrà occuparsi di stimolare questi incontri, di creare un gruppo di lavoro affiatato che possa lavorare nell’ottica di squadra che è basilare per lo sviluppo di un prodotto delicato come quello dell’accoglienza turistica.

Ecco perché questo lavoro non può essere lasciato all’amministrazione comunale, al Sindaco o al suo Assessore di riferimento, che invece hanno il compito di coordinare le azioni, di mettere a disposizione le risorse necessarie e di valutare i risultati, che beninteso non sono di breve termine ma sicuramente di medio-lungo.

Questo purtroppo è un limite che le amministrazioni possono e devono superare mettendo da parte la tentazione di voler a tutti i costi risultati tangibili e immediati.

La DMO serve proprio a questo, a sganciare le politiche turistiche dalla smania dell’amministratore di volere “tutto e subito” o per dirla alla sarda “cottu e pappau”.

Bisogna fare immediatamente una seria analisi per individuare gli elementi più stimolanti per effettuare la scelta di una vacanza a Pula.

Questi elementi si possono sinteticamente riassumere in:

Le risorse; — Il contesto territoriale e i dintorni; — La popolazione locale; — Animazione e ambiente; — Strutture di divertimento; — Strutture ricettive; — Sistemi di trasporto; — Immagine;

Una volta che si sono analizzati questi elementi si può procedere alla costruzione di un prodotto turistico, che deve essere tale per far percepire al turista l’esistenza di un valore aggiunto che lo convinca a preferire Pula e quindi il prodotto turistico nostro rispetto ad un altro.

Questo è un compito della DMO e il Destination Manager deve tenere conto di tutti gli elementi che concorrono a formare il prodotto turistico che essendo variegato ha diversi attori protagonisti (fra i quali i residenti) che non sono facilmente controllabili in quanto portatori di esigenze differenti, ma anche perché molti di loro non si rendono neppure conto degli effetti che il loro comportamento ha nei confronti del prodotto turistico.

1 COMMENTO

  1. Bravo Angelo,concordo pienamente con quanto scritto e con l’analisi attenta e costruttiva su una realtà che potrebbe essere il futuro dei nostri figli.

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